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La fondatrice delle scuole di merletto a fuselli
che fiorirono tra
Brazzà e Fagagna fu Cora di Brazzà.
Cora Slocomb, nata negli Stati Uniti, a New Orleans, nel 1860, viene in
Friuli sposa del conte Detalmo Savorgnan di Brazzà, fratello di Pietro,
famoso esploratore. Donna eccezionale, giovane, entusiasta, educata al
bello, è intraprendente e animata da un profondo senso di solidarietà,
che si concretizza nell’iniziativa di fondare le scuole di merletto.
La prima scuola sorge a Brazzà nel 1891; l’anno dopo, a Fagagna, il senatore
Gabriele Luigi Pecile sostiene la nascita di un’istituzione analoga che
da questa dipende.
Nel libretto pubblicato da Cora intorno al 1900 e
intitolato:"Origine e andamento delle scuole cooperative di Brazzà
per merletti a fusello" sono evidenziate le finalità che hanno
spinto Cora a creare un’istituzione così importante: "L’istituzione di queste scuole mira allo scopo elevato di dare
alle contadine e alle figlie degli operai delle campagne, durante i
periodi di tempo che il governo della casa e le cure dei campi non
richiedono la loro opera, un mezzo di guadagno nelle ore che altrimenti
andrebbero perdute, giacchè la filatura e la tessitura a mano furono
rimpiazzate dall’opera dei grandi opifici…non tutti i fisici si
prestano al faticoso lavoro dei campi, non sempre dalla donna e
specialmente dalla fanciulla si esige lavoro manuale, ma semplice e
passiva sorveglianza. Ai fisici deboli e imperfetti, alle mani costrette
all’inoperosità, le scuole offrono il modo di guadagnare qualche
peculio".
Le ragazze e le bambine sono pagate a cottimo e percepiscono un salario
che rappresenta, per quei tempi di miseria, una grande risorsa.
Cora inoltre educa le allieve secondo le "sette regole d’armonia",
alla solidarietà umana e al rispetto della natura.
La produzione di merletti al tombolo le permette di organizzare una
consistente rete di vendite attraverso le sue vaste conoscenze,
partecipando a numerose mostre, in Italia e all’estero, ricevendo sempre
premi, consensi e apprezzamenti notevoli: a Chicago nel 1893, a Parigi nel
1900, a Milano nel 1906…
Nel 1893 scrive e pubblica il volume "Guida dell’antico e nuovo
merletto in Italia", un vero e proprio trattato sulle scuole e la
produzione di merletto in Italia in quegli anni.
La produzione di Brazzà è contraddistinta dalla ricostruzione al
tombolo di antichi merletti della preziosa collezione di Cora; lei stessa,
che sapeva lavorare al tombolo e disegnare, ne aveva descritto i punti
alle merlettaie, traendo i disegni dai libri cinquecenteschi di modelli.
La produzione di merletti d’arte viene apprezzata ed acquistata da una
clientela molto vasta ed esigente; dame di corte e numerose nobildonne
sono assidue clienti, come è testimoniato dai disegni di corone e di
stemmi nobiliari che venivano eseguiti per personalizzare i corredi.
Cora vive tra Roma e New York e trascorre brevi periodi in Friuli. In sua
assenza la scuola di Brazzà è affidata ad una maestra molto capace, ma
rigida e severa: Dorina Bearzi, che comunica con le altre scuole
attraverso una fitta corrispondenza.
Nella scuola di Fagagna, invece, le numerose allieve (oltre un centinaio
agli inizi del 1900) sono guidate amorevolmente da Angelica Marcuzzi, a
cui Cora ha insegnato l’arte del merletto a fuselli. Angelica, "le mestre di merlo", è per le merlettaie non
solo insegnante capace, ma anche guida umana e affettuosa.
Un’altra importante figura legata alla scuola merletti di Fagagna è
Noemi Nigris, che ha dedicato alla comunità fagagnese numerose energie e
iniziative benefiche in favore soprattutto dei bambini e dei giovani.
Nel 1921 Noemi Nigris riceve in eredità tutta l’attrezzatura e le
suppellettili della scuola di Brazzà, costretta a chiudere per la
malattia di Cora che si ritira da ogni attività. Ad Angelica Marcuzzi,
indimenticata maestra, subentrano le suore della congregazione di Maria
Bambina, giunte da un decennio a Fagagna, che tanta parte ebbero nella
formazione e nell’educazione di bambini e giovani del paese. Sarà Suor Rosina, negli anni Trenta, a dare alla scuola una sua
personale impronta, tanto da definire "periodo di Suor Rosina"
quello caratterizzato dal suo insegnamento e dai suoi manufatti. Proveniva da Cantù, da cui portò disegni e tecniche di quella
lavorazione, e con lei possiamo parlare di ammodernamento dei merletti a
fuselli, poiché la produzione si ispirava da vicino alla moda e alle
modificazioni del gusto.
Negli anni ’30 – ’40 il ritmo di lavoro, l’importanza e la
qualità dei manufatti testimoniano un’intensa attività della scuola,
diretta da Noemi Nigris: merletti raffinati sono quelli che
impreziosiscono i corredini inviati in dono alla casa reale per la nascita
dei principi e lo scrittore friulano Chino Ermacora chiama, proprio in
quegli anni, le bambine della scuola fagagnese "le merlettaie della
regina"…Suor Rosina amava lavorare a tombolo e realizzava preziosi
manufatti per la cappella; ci sono rimasti di lei conopei, tovaglie,
camici, in cui individuiamo la tecnica che caratterizzò in modo
inconfondibile la scuola di Fagagna dell’ultimo periodo, cioè la
lavorazione tridimensionale.
La scuola ebbe vita rigogliosa fino agli anni Cinquanta circa e terminò,
per una serie di mutamenti sociali ed economici, intorno agli anni
Sessanta.
I disegni della Scuola, i registri e numerosi e preziosi manufatti,
conservati fino a poco tempo fa dalle Suore di Maria Bambina, che hanno
raccolto l’eredità della scuola fino alla sua chiusura, sono ora
patrimonio del Museo della vita contadina "Cjase Cociel"
di Fagagna.
Il visitatore può vedere ricostruita fedelmente la Scuola merletti di
Fagagna e leggerne la storia attraverso fotografie, documenti, manufatti
del tempo.
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